Lecce

“Firenze del sud”: con questa definizione, coniata nel XIX secolo dallo storico tedesco Ferdinand Gregorovius, Lecce, il capoluogo del Salento, ha mantenuto inalterata tutta la sua affascinante architettura. Fu proprio tra il ’600 ed il ’700 che dal punto di vista artistico la città ha assunto quella che è l’attuale fisionomia. Passeggiando per il centro storico si scoprono tesori di rara bellezza: palazzi, chiese, conventi. Il lavoro creativo dei capimastri e degli scalpellini fu incessante: si interveniva sulle facciate delle chiese, si rifacevano le cappelle, si ornavano i palazzi. Nel XVII secolo Lecce diventò un vero e proprio cantiere a cielo aperto dove i più noti maestri dell’epoca, con il sostegno del clero locale, dettero un decisivo impulso all’affermazione del Barocco.

Lecce, capoluogo del Salento, in Puglia.

La gloria di Lecce è legata alla figura di Carlo IV, re di Napoli e Sicilia (che poi diventerà imperatore con il nome di Carlo V) che, considerando strategicamente importante la posizione della cittadina per il commercio con l’Oriente, diede grande impulso al suo sviluppo. Fu merito suo quello di popolare la città con la nobiltà, i ricchi proprietari terrieri e soprattutto i rappresentanti del clero che, come abbiamo già detto, giocarono un ruolo fondamentale per la crescita artistica e culturale della città. Lecce, quindi, diviene la capitale del Barocco. Uno stile unico nel suo genere che non ha niente in comune con quello sviluppatosi nel resto d’Europa. Il Barocco leccese infatti è considerato l’espressione di un linguaggio popolare che affonda le sue radici nella cultura mediterranea. Questa particolarità è legata alla qualità del materiale con cui sono stati realizzati i suoi capolavori: la pietra leccese, appunto. Un calcare, tenero e biancastro, molto facile da lavorare e che, con il passare del tempo, si indurisce ed assume quelle sembianze giallo-oro che caratterizzano l’aspetto della città. Non ci fu limite alle lavorazioni e alla fantasia dei maestri, tra i quali ricordiamo Gabriele Riccardi, Giuseppe Cino ed Emanuele Manieri: putti, santi, animali reali e mitologici, ghirlande e colonne.

Non è eccessivo considerare il capoluogo salentino un vero e proprio museo a cielo aperto in grado di offrire al turista uno spettacolo di rara bellezza. Non è facile immaginare un percorso ideale per visitare e conoscere la città: qui, non è solo l’arte a lasciare felicemente sorpresi, ma anche la buona cucina, la cordialità e l’ospitalità delle persone sono elementi contraddistinguono questa terra. Perciò lasciamoci travolgere dal fascino di questi luoghi, ma non dimentichiamo alcune tappe obbligate: prima fra tutte la basilica di Santa Croce, esempio quanto mai eloquente del barocco leccese. Spostiamoci poi in piazza Sant’Oronzo che, pur non essendo il centro della città, ne è considerata il salotto ideale: qui trova posto la chiesa di Santa Maria delle Grazie, realizzata alla fine del 1500 e poco distante la sontuosa chiesa di Sant’Irene, dedicata alla precedente patrona della città, prima che nel 1656 venisse proclamato protettore Sant’Oronzo. Certo una visita al Duomo di Lecce che, fondato nei primi anni del XII secolo, è ospitato in una delle piazze più belle d’Italia. Ma quello che vediamo oggi è il risultato della rivisitazione in chiave barocca operata dal maestro Giuseppe Zimbalo, che nella seconda metà del ’600 intervenne sulla struttura originaria arricchendola con gli ornamenti tipici dell’epoca. Zimbalo apportò modifiche non solo sulla facciata del Duomo, sul quale spicca il maestoso campanile di quasi 70 metri, ma anche al suo interno: soffitti lignei e un sontuoso altare sono solo alcuni degli interventi più interessanti. Ma se proprio nell’architettura sacra il Barocco trova la sua massima espressione, non vanno trascurate anche alcune residenze nobiliari, come per esempio Palazzo Adorno e Palazzo dei Celestini, entrambi in via Umberto I, Palazzo Paladini in via Principi di Savoia, Palazzo Marrese in piazzatta Falconieri e Palazzo Lecciso in via Libertini.

Infine, il castello di Carlo V, che fu eretto in due momenti diversi, prima in epoca normanna e poi fra il 1539 ed il 1549 per volontà dello stesso Carlo d’Asburgo. L’imperatore lo fece rafforzare con ponti levatoi e fossati per adattarlo alle nuove tecniche difensive dell’epoca. I lavori di fortificazione furono affidati all’architetto Gian Giacomo dell’Acaya che rese il castello, a pianta trapezoidale, uno dei più innovativi dal punto di vista militare. Una curiosità: l’architetto dell’Acaya morì proprio all’interno di una delle segrete del castello di Carlo V; si dice infatti che venne arrestato e vi fu rinchiuso poichè non era in grado di far fronte ad un debito per il quale aveva prestato la propria garanzia.